Cultura

25 marzo 2019Silvia Pagliuca

«World in Progress», così il cambiamento diventa mostra

Al Centro Trevi di Bolzano i lavori di undici ricercatori under 35. «Se sapessimo esattamente quello che stiamo facendo, non la chiameremmo ricerca»

Quante sono le domande che ci accompagnano nel corso della vita? A quante riusciamo a dare una risposta e quante invece restano irrisolte? Possiamo fare un passo avanti nella ricerca, tanto scientifica quanto umanistica, attraversando i corridoi di “World in Progress: domande in cerca di risposte”, la mostra interattiva e immersiva ospitata al Centro Trevi di Bolzano fino al 10 aprile 2019, realizzata da un gruppo di giovani professionisti per conto della cooperativa sociale Young Inside, in collaborazione con il NOI Techpark e con il gruppo di partecipanti al progetto di comunicazione scientifica “Out of the Lab”. La mostra, sostenuta dall’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano, riflette su un tema di straordinaria attualità: il cambiamento. In un’epoca in cui tutto cambia – il modo di vivere, di comunicare, di lavorare – e in cui anche la realtà non è più tangibile, ma diventa sempre più spesso virtuale, undici ricercatrici e ricercatori under 35 che lavorano in diversi istituti di ricerca dell’Alto Adige, hanno indagato il senso del tempo e dello spazio, partendo dalla consapevolezza che la trasformazione è l’essenza stessa della vita. 

«World in Progress è lo spin off di Out of the Lab, un progetto che ha portato la ricerca fuori dai laboratori, mettendo al centro le persone. Giovani e adulti, bambini e ragazzi a cui oggi, con questa nuova iniziativa, chiediamo di mettersi in gioco per riflettere sul tema dell’evoluzione. – spiega Elisa Weiss, responsabile del progetto Out of the Lab per NOI Techpark – Ciò significa non accontentarsi di risposte semplici e non aver paura di ciò che non si conosce, perché solo attraverso una ricerca costante l’umanità potrà avanzare nel proprio percorso».

Con un processo di continua scoperta, dunque, il visitatore sarà non solo spettatore ma anche parte attiva della mostra. Potrà osservare, ascoltare, scrivere, orientare l’evoluzione del percorso con i movimenti del corpo e illuminare, con una luce speciale, la parte più interiore di sé. Tra drappi luminosi, proiezioni immersive, reti di post-it, illustrazioni animate e sound scape – tutte istallazioni realizzate dagli artisti Stefano D'Alessio, Francesca Centonze e Nicole Bettini -, la ricerca incontra quindi il mondo della cultura. «A garantire questo risultato, portando a Bolzano una mostra unica nel suo genere, è stato l’incontro tra il sapere dei giovani ricercatori e la creatività dei graphic designer, degli artisti neo-mediali e dei professionisti della comunicazione che hanno declinato le solide intuizioni scientifiche con un approccio aperto e giocoso – chiarisce il curatore della mostra, lo scrittore e fotografo, Alessandro Cristofoletti, precisando - I visitatori accedono a un luogo che dapprima li disorienta ma che subito dopo li spinge ad adottare un approccio curioso e intraprendente per riuscire a comprendere e a fare proprio il vero senso di “World in progress”».

(foto: MediaLab)

«Per noi ricercatori – conferma Valentina Lazzara, biotecnologa presso il Centro di Sperimentazione Laimburg– collaborare alla realizzazione della mostra è stato come affrontare un cammino individuale molto profondo. Siamo tornati a quando eravamo bambini, identificando il momento in cui è nato in noi l’interesse per il mondo della ricerca; ci siamo visti oggi, nell’evoluzione delle nostre carriere e ci siamo interrogati sul domani, nostro e delle discipline di cui ci occupiamo. Così facendo, abbiamo ritrovato il gusto di raccontarci agli altri, affiancando al linguaggio della scienza quello della filosofia, e abbiamo scoperto molte più cose anche su noi stessi». “World in Progress” è quindi un luogo in cui scoprire, giocando, il senso dell’evoluzione personale e universale. E poco importa se lungo il percorso si commetteranno degli errori, perché come diceva Einstein: «Se sapessimo esattamente quello che stiamo facendo, non la chiameremmo ricerca». La visita alla mostra è gratuita. Qui tutte le info.